martedì 25 settembre 2012

"A gran giornate": le impressioni di Joëlle Cunéaz


Joëlle Cunéaz, che già aveva scritto di "Rapsodia su un solo tema" per "La Stampa" un paio di anni fa, mi ha fatto avere i suoi appunti di lettura (fintamente arruffati, in realtà lungamente meditati) su "A gran giornate". Ringrazio di cuore Joëlle, e riporto volentieri le sue impressioni per come sono.

"a gran giornate"
un compendio di disperate, equivoche (l'ambiguità si pregusta nel certificato di “battesimo” dei protagonisti, impacciate e istintive icone maschili: due su tutti, il timoroso spaventa, il casamagna ritratto perlopiù in auto) schermaglie buffonesche di alleniana ispirazione; una dissacrante, a tratti disarmante, allegoria del surreale quotidiano; un gorgogliante collage di compulsive esistenze, eco della beckettiana “assurda” casualità; un'istrionica odissea, u-cronica e senza meta, nei meandri della contemporanea, incurabile malata terminale, borghese provincia italiana, complice della "destrutturazione" di deviati arlecchini interiori.
a emergere è un senso di detestabile, eppure necessaria, domestica inquietudine, espressione di reconditi desideri personali, gelosamente custoditi, in realtà tacitamente condivisi.
il fil rouge? le mostruose sfaccettature di una picaresca convivenza coatta (implicito omaggio al salotto-enfer sartriano, arredato con gusto esistenzialista e dotato di itinerante ubiquità), l'apocalittico incedere di un grottesco, ineluttabile destino (l'irriverente sacrestano Nathan docet): “...per quanto la vita fugga, non s'arresti un'ora, la morte vien dietro, a gran giornate…”.
romanzo vagamente “noir”? volutamente umoristico? galleria di chiose letterarie? periclitante funambolo della parola, claudio morandini.
Joëlle Cunéaz

"A gran giornate": il video di Luca Dipierro


Luca Dipierro, l’artista-scrittore che da qualche anno vive a Portland, Oregon, dove si dedica prevalentemente alla realizzazione di video e all’illustrazione, ha voluto ispirarsi al mio “A gran giornate” per un piccolo, delizioso, inquietante film di animazione, che si può vedere nella versione booktrailer su youtube (http://www.youtube.com/watch?v=krjOWMolcQk).
Il film nasce felicemente dall’incontro tra due mondi, quello di Luca e il mio: non è una parafrasi del mio romanzo, ma una libera divagazione, un’allusione di grande nitidezza. Personaggi maschili muti compiono azioni che rimangono misteriose; da una valigia-bara esce un omino che compie qualche equilibrismo prima di rientrare nel loculo; in mano a un’altra figura maschile un orologio rimanda al particolare senso del tempo (sospeso, sì, ma inesorabile; inesorabile, ma sospeso) che attraversa le pagine del libro. Father Murphy, il gruppo di Federico Zanatta, ha colorato di suoni il video, ricorrendo a una chitarra che si schiarisce la voce, respira, tossicchia, ronza, ticchetta – in ogni caso evita accuratamente ogni accenno melodico.
Per essere aggiornati sulla produzione artistica di Luca Dipierro curiosate sul suo blog, http://blackbiscotti.blogspot.it.
Father Murphy lo trovate invece qui: http://fathermurphy.bandcamp.com.

venerdì 21 settembre 2012

"A gran giornate": l'analisi di Domenico Calcaterra

Il blog "Sul romanzo", http://www.sulromanzo.it/blog, ospita un'eccellente analisi di Domenico Calcaterra dedicata al mio "A gran giornate". Ne riporto una parte e vi invito a leggere il resto su http://www.sulromanzo.it/blog/a-gran-giornate-di-claudio-morandini (un blog che vale sempre la pena seguire).

... Non meno convincente riesce ora questo suo ultimo A gran giornate (La Linea, 2012) con il quale, in barba (come il Permunian de La Casadel Sollievo Mentale) ad ogni utilitarismo mimetico, tira fuori le stralunate avventure di personaggi comici e disperati in lotta con le impreviste deviazioni prese dai corsi delle loro esistenze (e "deviazioni" avrebbe anche tranquillamente potuto intitolarsi il romanzo), mettendo insieme quasi una sorta di repertorio di varietà manicomiale (...).
Ma non di solo questo si tratta, di marionette d'un teatrino "osceno" che agiscono sullo sfondo d'un mondo del tutto fuori sesto: c'è dell'altro. Il ciarliero nervoso candore lascia spazio infatti, nella seconda parte del libro, al racconto on the road che vede casualmente, con un intreccio di destini, tutti i personaggi viaggiare insieme a bordo di un furgone, entro una dimensione spazio-temporale indeterminata, di profonda smemoratezza, totale sbandamento; dove la realtà assume la parvenza medesima della pastosa sostanza dei sogni, e sogni e incubi, confondendosi, non sembrano mai essere stati così reali. Aggirandosi con «fatalistica disinvoltura» e «irresponsabile levità», immersi nell'apocalittico limbo d'un bloccato tramonto, procedono per inerzia sulla strada, sempre più smarrendo il senso del loro andare collettivo. Buona ogni distrazione, svicolare in volontarie stasi, come per esempio il raccontarsi a turno storie licenziose, per esorcizzare la vera peste di esistenze ormai ingolfate dalla Paura, raggrumate attorno a un gigantesco vuoto di senso. E questo affannoso gioco a procrastinare lo troviamo, in una sapida invenzione, vera e propria mise en abyme, ridotto a puro estenuante meccanismo, nella vicenda finale di Ollssen che riesce a sottrarsi ai suoi assassini, fintanto che seguita a suonare un pianoforte trovato dentro un carro abbandonato in una desolata radura. 
Domenico Calcaterra, da http://www.sulromanzo.it/blog/a-gran-giornate-di-claudio-morandini

giovedì 20 settembre 2012

"A gran giornate" su "Letteratitudine News"

Su "Letteratitudine News", 
http://letteratitudinenews.wordpress.com, 
Massimo Maugeri ha ripreso l'intervista fattami per "La poesia e lo spirito", integrandola con un paio di estratti dal mio romanzo. Rimando alla pagina 
http://letteratitudinenews.wordpress.com/2012/09/18/a-gran-giornate-di-claudio-morandini/ 
per il testo completo. Di seguito riporto un frammento dal capitolo 7-11 di "A gran giornate" (in cui si racconta del desiderio di Ollssen di scattare a tutti una foto e dei tentativi per riuscirci).

Quando toccò a me, e feci sistemare tutti nel campo visivo della polaroid, e li vidi attraverso l’obiettivo, scorsi solo cinque facce segnate da una stanchezza stralunata, verdi di pallore, gonfie di sonno mal risolto, inquiete di un’inquietudine che tagliava il respiro. Scattai lo stesso, concentrandomi sui lembi di paesaggio attorno, un pianoro cespuglioso e butterato di sassi, promontori montuosi lontani, neri, nubi a strati. I miei compagni avevano l’espressione devastata dei profughi, dei terremotati, dei fuggiaschi catturati nel fango dopo un’evasione. Sorridete, dissi ugualmente, e di sicuro qualcuno lo fece, qualcuno fu convinto di farlo o di provarci, ma nella foto che uscì dalla macchinetta apparvero solo vecchi stanchi e spaventati, gli occhi cerchiati, le bocche a U rovesciata, le braccia inerti lungo i fianchi, le spalle incurvate da un senso durevole di agonia.

"A gran giornate": la recensione su "Mangialibri"

Su "Mangialibri", http://mangialibri.com,  è comparsa una bella recensione del mio "A gran giornate", firmata da Amarilli Novel. Ne riporto un estratto.

Crescendo grottesco che sconfina nel surreale, A gran giornate è l'itinerario di un gruppo di uomini – maschi, goffi, incompleti – alla ricerca di qualcosa che riempia di senso le loro misere esistenze. Vivono in un'apocalittica Italia, collocabile nel futuro e allo stesso tempo molto simile a quella attuale: ciminiere, autostrade, cemento, detriti, boschi scuri e grandi bestie a minacciare le vite degli esseri umani. Il loro incontrarsi è casuale, ma da esso nasce una fratellanza inaspettata, quasi istintiva, animale. Sono persone che temono gli animali selvaggi o sono mostri che non s'accorgono di essere tali? Morandini scherza col peggio del Bel Paese e senza seguire l'ordine lineare degli eventi ci trasporta in un'avventura picaresca, un'odissea senza scopo che ha in sé tanta buona letteratura italiana, coltivata in modo nuovo: dagli ironici “nomi parlanti” – Onorato Casamagna passa gran parte del suo tempo a bordo di un'auto e Franco Spaventa, nonostante gli sforzi, non fa paura a  nessuno –  che rimandano a Boccaccio,  al ritratto della provincia, malata di pettegolezzo e di piccoli scandali borghesi, che somiglia tanto alla Luino di Chiara, sebbene più smaliziata, corrosa e invecchiata dai difetti della nostra contemporaneità. C'è molto umorismo nero in questo romanzo, forse lo stesso che si vedeva nella commedia italiana degli anni Sessanta-Settanta (nei “Mostri” di Dino Risi, ad esempio), ma qui risuona in modo ancor più devastante: persino il male fisico diventa grottesco (il sudore verde marcio di Gabriele Angous, “l'Uomo Malato”) e  i personaggi, seppur esagerati e assurdi (il romanzo andrebbe letto solo per la storia di Francine, la “personal nurse”), risultano paradossalmente credibili. Con una scrittura che sa destreggiarsi egregiamente tra linguaggio prezioso e scurrile e un'ironia che sa far ridere fino alle lacrime, Morandini si prende gioco un poco anche di noi lettori: non siamo forse identici a quei personaggi che ascoltando le barzellette-nonsense di Marius Duprez ridono sguaiatamente, quando leggiamo A gran giornate e sghignazziamo di qualcosa che divertente in realtà lo è poco, o quasi per nulla?

Leggete il resto su http://mangialibri.com/node/10952.

venerdì 14 settembre 2012

"A gran giornate": l'intervista a cura di Massimo Maugeri su "la poesia e lo spirito"

Sul seguitissimo (e eccellente) blog letterario "La poesia e lo spirito", http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/, compare oggi l'intervista che Massimo Maugeri mi ha fatto qualche giorno fa a proposito di "A gran giornate". Conversare, sia pure a distanza, con un galantuomo e un profondo cultore della letteratura come Massimo è sempre un grande piacere. Riporto una prima parte dell'intervista, e invito a leggere il pezzo nella sua integralità su questa pagina:
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/09/14/a-gran-giornate-di-claudio-morandini/#more-64806.


A saperli cercare, di romanzi che hanno nel proprio dna caratteristiche che li contraddistinguono dalla maggior parte delle proposte editoriali in circolazione, ce ne sono ancora parecchi. Uno di questi è “A gran giornate” (La Linea, 2012, pagg. 256, € 14), il nuovo libro di Claudio Morandini: un romanzo che spazia tra viaggio e parodia, tra avventura e umorismo. Ne ho discusso con l’autore…
- Caro Claudio, anche per te la mia classica domanda “di apertura”: raccontaci qualcosa sulla genesi di questo libro. Come nasce “A gran giornate”? Da quale idea, o esigenza, o fonte di ispirazione?
Caro Massimo, il romanzo nasce già nel 2009 da un desiderio: quello, un po’ infantile se vuoi, di vivere un’avventura letteraria in piena libertà d’invenzione, senza preoccupazioni di verosimiglianza, di cronologia, di psicologia – era un’esigenza che sentivo dopo la stesura di “Rapsodia su un solo tema”. Ora, visto che anche quando cerco la piena libertà non posso fare a meno di scovarmi dei modelli letterari a cui ispirarmi, ho trovato nella struttura frammentaria del “Satyricon” di Petronio quello di cui sentivo il bisogno: una pluralità di personaggi e di storie, dunque, ma focalizzati per frammenti più o meno grandi, che ho voluto numerare anch’io come se un filologo immaginario si fosse preso la briga di mettere ordine, e inframmezzati da ellissi e perdite. Poi ho alimentato il romanzo con le reminiscenze dei romanzi che mi avevano impressionato sin da bambino: i Viaggi straordinari di Verne, il Gordon Pym di Poe, le Storie dell’anno Mille di Malerba… Oppure, fondamentali, con le immagini e i dialoghi dei film di Buñuel… Non so se queste reminiscenze si sentono a opera compiuta, so solo che per me, al momento della composizione del romanzo, sono stati riferimenti importanti.
Il registro comico si è imposto un po’ da sé: a modo suo, per la sua carnalità, la corporalità, per la concretezza dei dettagli, “A gran giornate” è un romanzo realista – e il comico, secondo un modo di vedere di lunga tradizione, è fortemente legato al realismo, alla terra, al corpo, alle pulsioni e ai bisogni primari dell’organismo, la fame, la paura, il desiderio… Ecco perché i miei personaggi finiscono per diventare loro malgrado dei picari moderni, sempre però un po’ fuori parte. In molte pagine il comico nasce proprio dall’insipienza e dall’inettitudine dei personaggi, sbalzati in situazioni troppo complesse per loro. E alla fine, a pensarci bene, si ride della vita e della morte. Potrei aggiungere che questo romanzo è stato per me, in questi anni, un modo per dare forma narrativa alla riflessione sulla fase inevitabilmente declinante della mia vita, sulla mia finitezza biologica, e via dicendo.
Qualcuno infine ha voluto anche vedere in “A gran giornate”, nel senso di minacciosa instabilità che lo percorre, un rimando all’instabilità priva di prospettive ottimistiche che tutti stiamo vivendo in questi anni – anche questa è una lettura legittima.
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/09/14/a-gran-giornate-di-claudio-morandini/#more-64806.

martedì 11 settembre 2012

"A gran giornate": l'opinione di Umberto Rossi su "Pulp libri"

"Inutile tentare di farsi un’idea della sua prossima scorribanda narrativa sulla base dei romanzi già scritti. Morandini ha una diabolica capacità di cambiare le carte in tavola" scrive Umberto Rossi all'inizio della bella recensione che dedica al mio "A gran giornate" sul numero di settembre/ottobre di "Pulp Libri" in questi giorni in edicola. 
Nel sintetizzare il contenuto del libro, Rossi parla di "surreali se non beckettiane peripezie di un gruppetto di autentici, assoluti, monumentali sfigati" (vero!) che alla fine vengono "imbarcati in una sconclusionata impresa collettiva, che definirei la spietata e lucida demolizione del mito dell’on the road" (verissimo!). Più avanti, Umberto Rossi, a proposito delle numerose "allusioni" letterarie del romanzo, apprezza la "misura" con cui sono "intessute nei vari episodi". "E anche per questa misura" conclude Rossi, "Morandini dimostra eccezionale controllo della sua macchina narrativa, confermandosi come uno dei romanzieri più competenti e spiazzanti del nostro panorama letterario".
Ringrazio di cuore Umberto Rossi e vi invito a leggere la recensione integrale a pag. 46 del numero 99 (settembre/ottobre 2012) di "Pulp Libri".